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Ultimo aggiornamento:   12/10/2015  l  15.31  
                               
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Piano casa. La Regione: "Abbiamo una nostra politica"

“La Regione Emilia Romagna ha un propria politica per la casa e si è già dotata degli strumenti normativi per regolare le politiche abitative”. Così l’Assessore regionale alla Programmazione e sviluppo territoriale Gian Carlo Muzzarelli commenta le anticipazioni giornalistiche sul piano casa del Governo. “Discutere di un provvedimento che non si conosce – prosegue Muzzarelli – e che porta a costanti e contraddittorie dichiarazioni del governo, con riposizionamenti ancora in corso, non è facile. Come ha già detto il presidente Errani, è importante che si ritorni ad una responsabile iniziativa istituzionale. Adesso vogliamo capire. Perché si tratta di affrontare temi delicati come il territorio e l’urbanistica, che richiedono regole e legalità. Dunque occorre una seria ed efficace semplificazione amministrativa, non azioni puramente de-regolative”. “L’Emilia-Romagna è una Regione che ha assicurato una pianificazione seria, che ha consentito sviluppo ed opportunità, applicando con coerenza le proprie regole urbanistiche. Ora, in un momento di crisi, occorre concentrare gli sforzi. Da un lato per attivare investimenti con risorse certe agli enti locali, assicurando una flessibilità al Patto di stabilità per i Comuni virtuosi. Dall’altra, sostenendo una politica residenziale sociale, per offrire ai cittadini opportunità di accesso alla casa”. “Inoltre – aggiunge l’Assessore – sono in corso modifiche alle leggi urbanistiche regionali che tengono conto, e vanno oltre, a quanto prefigurato dall’intervento del governo sul tema casa che, per il nostro territorio, è strategico. Sul piano nazionale, secondo quanto filtrato in questi giorni, sembra prevalere l’effetto annuncio, con ipotesi i cui effetti sono oggettivamente preoccupanti. Mi pare altrettanto evidente che la priorità del Governo sia quella di attuare uno strumento di contrasto alla crisi economica ancora una volta a costo zero per l’esecutivo. Infatti, quelli che circolano, sono sempre i 550 milioni stanziati dal governo Prodi, ri-ottenuti dopo una lunga battaglia delle Regioni e diluiti nel tempo, con una disponibilità da parte del Governo a mettere a disposizione subito solo 200 milioni di euro. Insomma, questa iniziativa del governo sembra più finalizzata a scaricare sui territori e sugli Enti Locali l'onere di attivare serie politiche per affrontare la crisi”. “Le nostre città ben amministrate – conclude l’Assessore Muzzarelli – non hanno bisogno del fai da te, ma di programmi integrati di riqualificazione urbana, costruiti congiuntamente da pubblico e privati.

POLITICHE PER LA CASA DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA

La Regione Emilia-Romagna ha definito le proprie linee di intervento in tema di politiche per la casa partendo dal bisogno abitativo, acuito e modificato dalla crisi economica.
Le proposte non sono finalizzate, in primo luogo, ad intervenire in favore di chi è già proprietario di una abitazione, ma a sostenere chi non ha l’abitazione o l’ha persa, oppure a sostenere chi, a causa delle mutate condizioni economiche, non può conservarla. Questo al fine di assicurare la coesione sociale.

IN CORSO MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE URBANISTICA
la normativa regionale offre già la possibilità di prevedere aumenti di volumetria non in assenza di regole ma nel quadro degli strumenti urbanistici comunali.
La riforma della legge regionale 20/2000 di governo del territorio – oltre a realizzare una semplificazione di semplificazione degli strumenti urbanistici - sta cercando creare le condizioni per la formazione di un demanio di aree edificabili pubbliche sulle quali realizzare interventi di edilizia residenziale sociale. La riforma della legge prevede che l’attuazione delle previsione della pianificazione urbanistica debba riservare almeno il 20% delle superfici all’edilizia sociale. Tali superfici devono essere cedute al Comune, ma l’operatore privato può convenzionarsi con il Comune per realizzare esso stesso l’edilizia sociale. L’importante è l’obiettivo di accrescere l’offerta di Ers, soprattutto di quella destinata alla locazione.
Questa riforma cerca di intervenire sul regime dei suoi edificabili, e di far sì che non tutto il valore creato dalla decisione del comune di cambiare la destinazione urbanistica di un’area si traduca in rendita. Una parte del plusvalore deve restare alla comunità.
Ottenere le aree gratuitamente o a basso costo, è fondamentale se si vogliono costruire case a basso costo da immettere sul mercato dell’affitto o a basso prezzo da immettere sul mercato della proprietà.

IL DISAGIO IN EMILIA ROMAGNA/ 1 = LISTE ATTESA ALLOGGIO PUBBLICO
Innanzi tutto occorre ricordare che, secondo i dati forniti dalle Acer emiliano romagnole, si sta registrando un costante aggravamento del disagio abitativo anche nella nostra regione. Sono circa 30.000 le famiglie che sono lista d’attesa per ricevere un alloggio pubblico.

IL DISAGIO IN EMILIA ROMAGNA/ 2 = CONTRIBUTO PER L’AFFITTO
Il segnale più tangibile dell’aggravamento della situazione è dato dall’aumento del numero di famiglie che vivono in affitto in alloggi in cui pagano un canone di mercato e che hanno ottenuto un contributo monetario per sostenere il pagamento l’affitto (fondo per l’affitto istituito con la legge 431 del 1998).
Erano circa 20.000 unità nel 2000 sono diventate due volte e mezzo tante nel 2008. Nel 2008 sono state ammesse a ricevere un contribuito circa 52 mila famiglie, mentre nell’anno precedente erano state poco più di 48 mila, con un incremento di circa 4 mila unità.

 


PIANI PER AUMENTARE GLI ALLOGGI/1 = RECUPERO 1800 ALLOGGI SFITTI

Avviato con risorse regionali, mettendo a disposizione 35 milioni di euro, il programma di recupero di 1830 alloggi sfitti pubblici in Emilia Romagna con la disponibilità degli enti locali emiliano romagnoli a contribuire all’avvio del programma.
Rapidità di immissione nel circuito di assegnazione di alloggi di proprietà pubblica, minor costi ma soprattutto contenimento di consumo di nuovo territorio e recupero di un ingente capitale che se lasciato a se stesso subirebbe un processo di degrado. Sono questi i criteri che hanno spinto la Regione Emilia Romagna – in accordo con Comuni e Province – a recuperare, alloggi pubblici vuoti (per la cui manutenzione straordinaria e adeguamento normativo non c’erano risorse) nell’ambito del programma straordinario di edilizia residenziale pubblica.
Gli interventi sono localizzati nei Comuni capoluoghi di provincia, in quelli ad essi limitrofi con oltre 10 mila abitanti e nei comuni ad elevata tensione abitativa: gli alloggi risistemati debbono essere destinati in via prioritaria ai soggetti sottoposti a procedure esecutive di sfratto. In questi Comuni sono stati censiti 1.309 alloggi, su un totale 1833 in tutta l’Emilia Romagna.

PROGRAMMA NESSUN ALLOGGIO SFITTO
Numero alloggi oggetto del programma
PIACENZA 174
PARMA 124
FERRARA 203
BOLOGNA 581
FORLI' - CESENA 105
MODENA 245
RAVENNA 83
REGGIO EMILIA 300
RIMINI 17
TOTALE 1.832


PIANI PER AUMENTARE GLI ALLOGGI/2 = PROGRAMMA 3.000 ALLOGGI
Per intervenire su questa situazione realizziamo interventi per aumentare l’offerta di alloggi da assegnare, soprattutto in affitto, ma anche in proprietà a condizioni migliori di quelle di mercato.
Sono in corso di realizzazione gli interventi finanziati con una programma denominato 3.000 alloggi per l’affitto e la proprietà.
Il risultato del primo bando per la realizzazione del programma ha sostanzialmente raggiunto l’obiettivo affidato all’intero programma: i finanziamenti regionali permetteranno di realizzare 632 posti letto e 2.449 alloggi. La Regione sosterrà la realizzazione di questi interventi con la messa a disposizione di circa 145 milioni di euro, con i quali ha costituito un fondo di rotazione per abbattere fino al 60% gli interessi sui mutui concessi dalla banche ai comuni ed agli operatori privati che realizzano gli interventi. L’ammontare complessivo dei mutui che saranno stipulati si aggira sui 300 milioni di euro.


PIANI PER AUMENTARE GLI ALLOGGI/3 = CONTRATTI DI QUARTIERE III°
Al centro degli interventi dei Contratti di Quartiere III^ continuano ad esserci l’edilizia residenziale pubblica. Quasi 27 milioni di euro per riqualificare i centri urbani realizzando alloggi di edilizia residenziale sociale con una particolare attenzione ai piccoli Comuni sono gli interventi previsti dal bando regionale “Programmi di riqualificazione urbana per alloggi a canone sostenibile” (la nuova versione dei Contratti di Quartiere giunta alla terza edizione) chiuso proprio nei giorni scorsi Con il bilancio regionale 2009 sono state aumentate le risorse per il programma di 5 milioni di euro: quindi in Emilia-Romagna le risorse pubbliche (Stato e Regione) oggi disponibili per il 2009 sono, esattamente, 26,6 milioni di euro e serviranno a realizzare alloggi in affitto (75%) e servizi di quartiere (25%) con una riserva del 50% a favore dei Comuni con popolazione non superiore a 15 mila abitanti.

 
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    Ecco come incremetare l'attività edilizia
    A Bologna energia pulita per l’edilizia pubblica Installare 12.000 pannelli fotovoltaici sui tetti di 63 fabbricati di edilizia pubblica di proprietà del Comune di Bologna. Un obiettivo ambizioso diventato in poco tempo una realtà concreta e una “macchina produttiva” di energia pulita. L’iniziativa, un’esperienza all’avanguardia nel panorama italiano, è stata promossa dal Comune di Bologna e realizzata dall’Acer (Azienda Casa Emilia-Romagna) della Provincia di Bologna che ha investito nell’operazione ben 14 milioni e 300 mila euro. Una cifra considerevole, ammortizzabile in 20 anni, nel corso dei quali gli impianti, distribuiti sul territorio di numerosi quartieri cittadini producono e immettono energia nella rete elettrica a fronte di un corrispettivo economico, “valorizzato” da una tariffa incentivante stabilita dalla normativa vigente. A differenza dell’energia prodotta da combustibili fossili come carbone e petrolio, l’energia del sole è giustamente classificabile come “rinnovabile” in quanto inesauribile. “Annualmente – ha spiegato Enrico Rizzo, Presidente di Acer Bologna nel corso della presentazione alla stampa organizzata sul tetto di uno degli immobili interessati dall’innovazione tecnologica, in via Brigata Bolero a Casteldebole – prevediamo di produrre complessivamente 2 milioni e 600 mila KWh per un ricavo annuo stimato in 1 milione e 546.000 euro”. Risorse preziose in tempi di crisi economica ed utilizzabili per le politiche abitative pubbliche. Il meccanismo virtuoso è semplice: con le entrate si ammortizza l’investimento e si realizza un utile che permette ad Acer di programmare interventi di manutenzione e recupero di immobili di edilizia residenziale pubblica di proprietà del Comune di Bologna. L’operazione “case pubbliche a energia solare” raggiunge quindi un doppio risultato: raccogliere risorse da destinare alla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e produrre energia con fonti rinnovabili e non inquinanti. Un impianto fotovoltaico è formato da una pluralità di celle che possono essere montate in serie in base alle esigenze o allo spazio disponibile. Gli impianti installati sugli edifici pubblici gestiti da Acer si integrano perfettamente nel paesaggio urbano e architettonico, sono protetti da sistemi di antifurto e sono costantemente monitorati per controllarne il funzionamento sulla base di avanzati standard tecnologici. Le celle fotovoltaiche consentono di trasformare direttamente la radiazione solare in energia elettrica sfruttando il cosiddetto effetto fotovoltaico che si basa sulla proprietà intrinseca di alcuni materiali conduttori opportunamente trattati, per generare direttamente energia elettrica quando vengono colpiti dal sole. Una cella fotovoltaica esposta alla radiazione solare si comporta infatti, come un generatore di corrente con una curva caratteristica tensione/corrente che dipende dalla intensità della radiazione solare, dalla temperatura e dalla superficie. Il progetto promosso dal Comune di Bologna ha una valenza ambientale legata alla diffusione degli impianti energetici a fonti rinnovabili per incrementarne l’efficienza riducendo, al tempo stesso, i consumi e le relative emissioni, un binomio importante per la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico nel rispetto dell’ambiente. Gli impianti istallati sugli edifici pubblici, inoltre, si inseriscono perfettamente nel contesto paesaggistico urbano ed architettonico perché tra i molti ruoli, il paesaggio urbano ha anche quello di essere visto, ricordato, vissuto. Un concetto importante, che si lega alla qualità di vita dei cittadini, è la comprensione di un luogo, ovvero la capacità da parte della collettività di ambientarsi, orientarsi ed interpretare al meglio la città nella quale vivono o che attraversano. E le politiche a livello urbano vedono la propria ottimizzazione con l’integrazione, nonché il sostegno di quelle nazionali ed europee. Occorre quindi passare da una molteplicità spesso frammentaria di interventi ad un approccio integrato al tema del cambiamento climatico, che sappia collocarsi all’interno di un più evoluto sistema di governance urbana e ne orienti gli strumenti coinvolgendo, come in questo caso, i diversi attori locali. Fonte: www.acerbologna.it/ --------------------------------------------------------------------------------
    Ermanno Tarozzi
    12/03/2009  12.32


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