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Let's get found, Fresu accende Chet LE FOTO
  

La recensione

Concerto evento per l'apertura del Piacenza Jazz Fest. La presentazione del progetto "Let's get found", con l'esecuzione per la prima volta degli inediti di Chet Baker, ha rappresentato un appuntamento ghiotto per tutti gli appassionati di jazz che hanno assistito, sabato sera alla sala delle Rotative, all'esibizione di Paolo Fresu, accompafgnato da Mauro Grossi (pianoforte), Riccardo Fioravanti (contrabbasso) e Stefano Bagnoli (batteria).

Nell'estate dei primi anni Sessanta, in un'Italia puritana che iniziava il suo risveglio in pieno boom economico, scoppia lo scandalo Chet Baker. Il trombettista americano, già impegnato in numerose collaborazioni con il mondo musicale e cinematografico del Belpaese,  viene arrestato per droga. Trascorrerà mesi nel carcere di Lucca, un'esperienza forte chefarà germogliare, per la prima volta, il suo talento di compositore.

Quelle partiture, di cui si ignorava l'esistenza, sono state ritrovate dopo quarant'anni, dimenticate in fondo ad un baule. Da qui il progetto curato dal musicologo Luca Bragalini, di soffiare nuova vita in quelle note, riarrangiate con cura sapiente dallo stesso Mauro Grossi e con la direzione di Fresu. Questi gli ingredienti della produzione targata Piacenza Jazz Fest, ricordata con emozione, in apertura del concerto, dal patron Gianni Azzali e dall'assessore alla Cultura Paolo Dosi.

Dieci gemme, che mostrano le due anime di Chet, quella più riflessiva e romantica e quelle contagiata dai ritmi sincopati di un'Italia dalla Dolce Vita. Sono nate così "The Broken" "Give me the simple wife","West Coast anyway", "Versilian Breeze". Ma è quando sul palco sale il quartetto Alborada, composto da Anton Berovski e Sonia Peana (violino), Nico Ciricugno (viola) e Piero Salvatori (violoncello), che inizia davvero la magia, complice un abbinamento perfetto, per il jazz, quello tra i fiati e gli archi.

Entusiasmano "Love makes the world go around", "Carol in love with Carol", dedicato alla moglie lasciata in America, la travolgente "Paola" (primo bis dei musicisti), "Sogno Fantastico", e "Seven apples - wait for it", dalla melodia struggente. Il secondo bis, che finisce in un sussurro struggente di Fresu e compagnia, lasciando gli spettatori entusiasti e grati di un regalo unico.

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Inizia ufficialmente la sesta edizione della manifestazione musicale Piacenza Jazz Fest, che nel corso degli anni ha visto aumentare l’interesse e l’apprezzamento del pubblico ed ha saputo ritagliarsi uno spazio di tutto rispetto presso la stampa di settore, ospitando numerose eccellenze della musica afroamericana e affermandosi come uno dei festival di riferimento nel panorama jazz nazionale.

Tutto esaurito per l’evento inaugurale dell’edizione 2009 del festival, l’attesissimo concerto di Paolo Fresu “Let’s Get Found. Chet Baker: la musica dei manoscritti perduti”, una produzione del Piacenza Jazz Fest, che sarà presentata stasera in prima assoluta presso lo spazio “Le Rotative” di Piacenza (Via Benedettine 66), alle ore 21.15. Il progetto è ideato e curato dal musicologo Luca Bragalini, con la direzione musicale di Paolo Fresu e gli arrangiamenti del pianista livornese Mauro Grossi, già allievo di Herbie Hancock  e protagonista di festival e rassegne jazz mondiali.

A fianco di Fresu (tromba e flicorno), che vanta un’attività più che ventennale ed è una delle personalità jazz più amate in Italia, i musicisti Mauro Grossi al pianoforte, Riccardo Fioravanti al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria. Alcuni brani del progetto saranno impreziositi dal quartetto d’archi Alborada, formato da Anton Berovski e Sonia Peana al violino, Nico Ciricugno alla viola e Piero Salvatori al violoncello.

Alle ore 17, alla "Sala delle Muse" di Piacenza (Via San Siro 9, presso la Società Filodrammatica Piacentina), Luca Bragalini terrà una conferenza introduttiva intitolata “Let’s Get Lost: Chet Baker ed il messaggio nella bottiglia”, propedeutica all’ascolto del progetto: attraverso contributi audio e video e l’analisi degli inediti, Bragalini ricostruirà il percorso della tortuosa gimcana dei manoscritti ritrovati di Chet Baker.

Piacenza Jazz Fest 2009 si apre con una premiere di altissimo valore musicologico, in quanto mette in luce l’aspetto di Baker compositore di cui nulla si sapeva e che è, pertanto, destinata ad un interessantissimo futuro, anche discografico.

Nell’estate del 1960 il trombettista statunitense Chet Baker, da un anno in Italia, è arrestato per l’ennesimo fatto di droga e sarà detenuto presso il penitenziario di Lucca sino alla fine del 1961. In questo cupo periodo di clausura forzata, ripercorso all’epoca anche da Oriana Fallaci con una lunga intervista per il periodico “L’Europeo”, Baker scrive alcune melodie, dedicandosi alla composizione per la prima e unica volta nella sua vita. Si avevano notizie di alcuni brani approntati nel corso di quei mesi, ma nessuno sapeva che quei manoscritti sarebbero giunti sino a noi come una bottiglia lanciata nel mare: Baker omaggia un altro detenuto di una manciata di pagine di musica, che il compagno regala ad un amico, un giovane pianista classico. Questi conserva i manoscritti per oltre 40 anni nel fondo di un baule, ma un giorno il caso riporta alla luce i pentagrammi, che l’ormai anziano maestro decide di regalare ad un allievo appassionato di jazz. Dopo qualche tempo, il giovane pianista segnala l’esistenza di quelle preziose pagine al musicologo Luca Bragalini (in quel periodo suo maestro al Conservatorio di Livorno), che ne inizia lo studio musicologico: si tratta di inediti ed alcune melodie sono meravigliose! Il musicologo contatta Mauro Grossi perché si occupi degli arrangiamenti e una figura di spicco del calibro di Paolo Fresu perché dia voce a quella musica. L’associazione culturale Piacenza Jazz Club si dimostra subito entusiasta del progetto e si risolve a produrre la premiere di questo importante evento in seno al cartellone del Piacenza Jazz Fest 2009.

“Paolo Fresu - Let’s Get Found” è un omaggio significativo a Baker, perché poggiando solo ed unicamente sulla sua arte, ne lascia sullo sfondo le pittoresche vicende biografiche, per dar voce alla musica. Si tratta di un tributo assolutamente libero da intenti revivalistici, che ha stimolato arrangiatori, musicisti e musicologi a trovare vie personali per dar voce a quelle melodie, rimaste inascoltate per quasi mezzo secolo.

Sul progetto “Paolo Fresu - Let’s Get Found” è, inoltre, focalizzato l’obiettivo fotografico dei partecipanti al workshop "Come un racconto chiamato jazz", organizzato nell'ambito al Piacenza Jazz Fest e curato  dal noto fotoreporter milanese Pino Ninfa. Il workshop, che è tuttora in corso e proseguirà fino a domani 1° marzo, si prefigge di stimolare l’espressività fotografando la musica: i partecipanti seguiranno le prove e il concerto, mettendo a fuoco gli elementi centrali dell’evento musicale e quelli circostanti.

Paolo Fresu inizia lo studio della tromba all’età di undici anni, in una banda musicale di Berchidda (in  provincia di Sassari), suo paese natale e nel 1980 scopre il jazz, innamorandosi di Miles Davis. Nel 1982 partecipa ai Seminari Senesi e nel 1984 si diploma in tromba, iniziando una carriera ricca di prestigiose collaborazioni. Numerosi sono i suoi progetti musicali, come il quintetto con Tracanna, Cipelli, Zanchi e Fioravanti, che rimane stabile da oltre vent’anni e con il quale arriva ad incidere per l’etichetta discografica statunitense Blue Note. Con il  trio “P.A.F.” (insieme a Di Castri e Salis) e con artisti del calibro del tunisino Dhafer Youssef e del norvegese Eivind Aarset, Fresu elabora e sviluppa la fusione tra jazz e musiche etniche di diversa provenienza. Il più recente duo con Uri Caine (ospite del Piacenza Jazz Fest 2007) e la collaborazione con Carla Bley sanciscono definitivamente la sua statura artistica a livello internazionale.

Dopo il concerto di Paolo Fresu, alle ore 23.15 circa, appuntamento con il dopofestival al “Milestone” di Via Emilia Parmense, 27, sede del Piacenza Jazz Club, animato da Tamboo & Pietro Bonelli Quintet, che presenta il progetto “Swing Brother Swing” (un primo set sarà in contemporanea al concerto di Fresu; seguirà un lungo set di “dopofestival”). Ingresso libero con tessera Piacenza Jazz Club o Anspi.

Chi pensa che il jazz sia “una pratica per pochi eletti”, si ricrederà ascoltando il funambolico cantante pavese Sergio “Tamboo” Tamburelli e il chitarrista milanese Pietro Bonelli, affiancati da Claudio Perelli al clarinetto, Daniele Petrosillo al contrabbasso e Walter Ganda alla batteria. Il quintetto propone lo spettacolo “Swing Brother Swing”, un progetto nato alla fine del 2003 da un’idea di Tamburelli e Bonelli, che si prefigge di proporre in modo ironico e divertente lo swing, la jazz-song di casa nostra e il blues di Kansas City, rendendoli appetibili al pubblico più vasto.

 

 


www.piacenzajazzclub.it
 
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