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Agricoltura
Una filiera firmata Coldiretti

“E’ un dovere ed una necessità, un imperativo economico ed etico, quello di rappresentare l’agro-alimentare italiano”, un “dover essere improcrastinabile che può difendere e garantire il reddito delle imprese associate, nonché sicurezza e qualità per il consumatore”. Parole chiare, quelle espresse dal presidente nazionale Coldiretti Sergio Marini intervenuto nei giorni scorsi ad un incontro con i quadri dirigenti regionali ed i presidenti delle strutture economiche a Bologna; con Marini presenti il segretario generale Franco Pasquali e quello organizzativo Vincenzo Gesmudo.

“Questo, ha detto Marini, è il cuore del problema che attanaglia l’agricoltura italiana, perché il cibo, nella sua accezione più completa, è il frutto della filiera; per difendere produttori e consumatori, abbiamo il dovere di ampliare la nostra rappresentanza per acquisire maggior potere contrattuale nei confronti di G.D ed industria e ripartire meglio il valore aggiunto. Oggi, per ogni euro speso dal consumatore solo 17 centesimi vanno all’agricoltore; evidentemente c’è spazio per crescere, senza pesare sulle tasche dei consumatori, occorre aumentare il potere contrattuale della parte agricola e il suo peso nella filiera.
Dobbiamo quindi, ha spiegato, saper leggere e costruire una nuova domanda che chiede di ritrovare in ciò che consuma, la propria identità locale, supportata da progetti (mercati di campagna amica, km zero, semina sicura, vendita diretta), basati su una rigenerazione agricola credibile, affidabile, innovativa, vicina al proprio territorio e che risponde con i fatti e non con gli spot, alle richieste dei consumatori.
Per questo, ha concluso Marini, la filiera giusta ce la costruiremo da soli, come piace a noi!”
Vogliamo contrapporre, ha sottolineato il presidente di Coldiretti Piacenza Luigi Bisi durante il suo intervento, alla risposta miope dell’industria (basata su marchi e ricette, che si comprano e si copiano), al tradimento di una parte della cooperazione (che ha rincorso il mito di un grande marchio industriale) ed allo strapotere della G.D, una filiera che sappia traghettare i valori positivi dell’agricoltura e degli imprenditori, ai consumatori.
E’ per questo motivo, ha concluso Bisi, che auspichiamo una pronta
adesione di tutti i soggetti economici al progetto Coldiretti, un progetto che attribuisce valore alla qualità, identità al prodotto e al territorio. Per troppo tempo abbiamo lasciato ad altri soggetti la rappresentanza economica delle nostre aziende e dei nostri prodotti. Se vogliamo effettivamente riposizionare l’agricoltura italiana abbiamo il dovere di lanciare la nostra filiera “firmata”; firmata dalle facce degli agricoltori e degli allevatori italiani che garantiscono che quei valori positivi, che il consumatore attribuisce al brand di Coldiretti, sono presenti nel prodotto acquistato. Nessun altro può esibire i nostri valori e trasferirli al consumatore meglio di come possiamo farlo noi, mettendo la nostra firma sul prodotto.
 
 
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