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Idv Piacenza: "Mantenere alta l'attenzione contro le infiltrazioni mafiose"

Comunicato stampa della segreteria provinciale di Piacenza Idv

Piacenza - Negli ultimi tempi il tema dell’infiltrazione della criminalità organizzata di stampo mafioso nelle regioni settentrionali si è posto con forza all’attenzione degli osservatori meno distratti. Le frequenti e imponenti operazioni condotte da magistratura e forze dell’ordine, che hanno portato all’arresto di decine di affiliati, non hanno più carattere episodico e hanno scosso l’atteggiamento ipocrita di chi vorrebbe le lande nordiste dotate di anticorpi sufficienti a renderle immuni dalla presenza delle mafie.
Purtroppo la realtà è diversa. Lo hanno spiegato recentemente nella nostra città valenti studiosi del fenomeno, docenti, magistrati e giornalisti ospiti di Libera. Lo aveva segnalato Italia dei Valori fin dal giugno scorso con una interrogazione al ministro dell’interno rimasta, ad oggi, senza risposta.
Da allora sono state diverse le occasioni (in alcuni casi hanno interessato proprio il nostro territorio) in cui si è manifestata la gravità della situazione. Basti citare l’operazione che nel luglio scorso ha portato alla cattura di alcune centinaia di ‘ndranghetisti nella vicina Lombardia o i sequestri nel piacentino di beni appartenenti alle cosche. Ma è stata necessaria la pubblica denuncia di Saviano dagli schermi televisivi per suscitare una reazione. Invero indignata, da parte della Lega.
Il problema mafioso non appartiene più solo al Mezzogiorno ma è un problema nazionale. Anche del Nord, dove ora, paradossalmente, si è sviluppato più che al Sud, non avendo incontrato una azione di contrasto di pari intensità.
In questo senso è apprezzabile e da sostenere la proposta del cons. regionale PD, Carini, diretta ad ottenere l’istituzione anche in Emilia Romagna di una struttura operativa della Direzione Investigativa Antimafia per combattere i rischi, ormai purtroppo non solo tali, di infiltrazione e di controllo del territorio da parte della criminalità mafiosa. Perché, per quanto il cons. regionale leghista, Cavalli, ritenga che la Lega sia “da venti anni in campo contro la mafia al Nord”, il controllo del territorio non è prerogativa solo del suo partito ma, purtroppo, anche della ’ndrangheta, il cui progressivo insediamento è andato curiosamente di pari passo con il crescente peso politico del partito stesso. Sarà un caso; solo i maligni del resto possono dubitare che ciò possa avere una relazione con quella corrente di pensiero, di marca alleata, secondo la quale con la mafia era possibile convivere. E quindi coabitarvi.
E’ evidente che la dimensione raggiunta dalla presenza delle mafie chiama in causa responsabilità diffuse, ma in primo luogo quelle di chi si è comportato esattamente come le classi dirigenti e politiche meridionali che mentre negavano l’esistenza della mafia facevano affari con i mafiosi. Negare l’esistenza del fenomeno al Nord, anche solo per salvaguardare l’immagine del territorio e non accomunare i propri cittadini a quelli delle realtà meridionali, ha contribuito a generare disinformazione e sottovalutazione, un silenzio delle coscienze che è il miglior complice degli affari di mafia.
Sono comprensibili, talvolta, gli atteggiamenti di prudenza di molti addetti ai lavori, che non esitano a definire “isola felice” il nostro territorio, quando sono mirati a non suscitare un eccesso di allarmismo. Ma che la preoccupazione sia viva lo dimostra l’arrivo a Piacenza di un nuovo Prefetto proveniente dalla carriera in Polizia che tra le prime dichiarazioni, non a caso, ha affermato l’impegno a battere tutte le strade per tenere lontana la mafia e a tal fine ha sottolineato come per evitare le infiltrazioni a Piacenza sia basilare che le associazioni di categoria vigilino e denuncino. Un Prefetto che la pensa in questo modo è la migliore risposta anche alle questioni poste con la nostra interrogazione e, al tempo stesso, di stimolo per quanti, come noi di IdV, sono convinti della necessità di coltivare la sensibilità civile per costruire in primo luogo un clima di consapevolezza.  Perché il controllo di legalità non è più delegabile alla magistratura e alle forze dell’ordine ma è compito precipuo anche delle amministrazioni locali, della stampa e della cittadinanza attiva. E un alto tasso di legalità e di controllo di legalità sono il necessario antidoto alle infiltrazioni, all’insediamento oltre che alle collusioni con i poteri mafiosi di qualsiasi matrice.
 
Segreteria provinciale Italia dei Valori

 
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