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Al cimitero la commemorazione dei caduti delle guerre FOTO

Tradizionale appuntamento con la cerimonia civile di commemorazione dei defunti al cimitero di Piacenza. Il sindaco Roberto Reggi e le altre autorità hanno reso omaggio ai caduti delle guerre e ai partigiani morti durante la lotta di liberazione. Di seguito il discorso del primo cittadino.

Commemorazione caduti di tutte le guerre - Il discorso del sindaco di Piacenza Roberto Reggi

Nel giorno dedicato ai nostri cari defunti, ricordare i Caduti di ogni guerra, con parole che si intrecciano a silenzi carichi di commozione, significa tributare loro il doveroso omaggio per non aver esitato, nel nome degli ideali altissimi della pace e della giustizia, a sacrificare la propria vita.
La vicinanza - attraverso la preghiera - a questi “profeti del bene”, ci porta a riflettere oggi più che mai sul significato di una memoria collettiva e condivisa, che va costantemente alimentata. Una riflessione per una società che non stenda il velo dell’oblio sui propri errori, ma che, a partire dal loro riconoscimento, sappia intraprendere un percorso segnato dai valori della libertà e della tolleranza.
Oggi rendiamo onore alle vittime di tutti i conflitti: piangiamo i soldati che nella fratellanza forzata sui fronti della Grande Guerra hanno perso la vita, i partigiani che si opposero alla barbarie del nazifascismo, i nostri militari impegnati a promuovere la ricostruzione in Paesi dilaniati dalla violenza e dai soprusi. Le salme di Marco, Francesco, Gianmarco e Sebastiano - i quattro alpini morti lo scorso 8 ottobre in un drammatico attentato in Afghanistan - sono solo le ultime, in ordine di tempo, a essere state avvolte a lutto nel tricolore. Troppo spesso la nostra bandiera è stata triste lenzuolo funebre, non vessillo di un Paese civile che – come è scritto nella Costituzione - ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Piacenza, Medaglia d’oro al Valor Militare per la Resistenza, commemora oggi i suoi morti: se ne contano a centinaia durante i conflitti mondiali, uccisi da una furia figlia dell’odio indottrinato dai regimi totalitari. Proprio qui, nel Cimitero urbano dove oggi si svolge questa solenne cerimonia, vennero brutalmente fucilati, tra il 1944 e il 1945, diciassette concittadini. A loro e a tutti gli altri, “perché – come scrive Ungaretti – nel cuore nessuna croce manca”,  va il nostro rispetto, unito a gratitudine e alla consapevolezza del loro coraggio.
Il nostro pensiero è rivolto anche alle vittime delle nuove guerre. Conflitti che in forme subdole e striscianti, come il terrorismo, hanno trasformato i luoghi della quotidianità in campi di battaglia, minando al cuore le nostre certezze e ammantando di labilità il nostro domani. Altrettanto sincero, e purtroppo drammaticamente attuale, è il ricordo di chi, difendendo con forza e senso dello Stato i valori della legalità, ha perso la vita per mano delle mafie e della criminalità organizzata.
E allora, nell’imminenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, non possiamo non fare cenno a quanti – interpretando il volto migliore del nostro Paese – hanno perso la vita per nobili ideali. Dai fratelli Cervi, brutalmente assassinati dai nazifascisti, alle vittime delle stragi di Marzabotto e San’Anna di Stazzema. Ma voglio ricordare anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e accanto a loro il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Walter Tobagi, Guido Rossa.
La memoria a volte ha scatti brevi, dovremmo invece lasciarle il passo lungo per non dimenticare. Ce lo rammentano, simbolicamente, le immagini di un capolavoro del cinema, “La grande guerra” di Mario Monicelli, che riuscì a far emergere – con tocco lieve e profondo al tempo stesso – il dramma dei soldati italiani, della povera gente chiamata a combattere e morire. Abbiamo una lunga storia alle spalle, ma talvolta riusciamo ad erigere muri che rischiano di farci dimenticare chi siamo, e ciò che siamo stati.
Il ricordo, intimo e commosso, si lega al dolore, sincero e indelebile. E’ nostro compito far sì che l’esempio di impegno civile e gli insegnamenti di queste donne e questi uomini non ”cadano nel vento”. I Caduti nel loro silenzio ci parlano e ci indicano, nel rispetto della memoria, una prospettiva futura. “Cessate di uccidere i morti – scriveva ancora Ungaretti – non gridate più se li volete ancora udire”.
La guerra semina odio, raccoglie dolore. La guerra è forza bruta e calpestio della dignità umana. I conflitti dividono e annientano, in chi combatte, ogni senso di comunanza tra gli esseri umani.
Lo cantava lucidamente l’indimenticato Fabrizio De Andrè, grande poeta: “E mentre marciavi con l'anima in spalle/ vedesti un uomo in fondo alla valle/ che aveva il tuo stesso identico umore/ ma la divisa di un altro colore”. Partendo dal lutto che segna nel profondo le nostre coscienze, siamo chiamati a rinnovare l’impegno per diffondere una moderna cultura del dialogo,  per salvare i nostri figli dal flagello di quelle divise contrapposte nella loro diversità – sono almeno 24, le guerre ufficialmente censite come ancora in corso in tutto il mondo  - e per lasciare, alle future generazioni, un dono di pace.
Grazie.
 

 
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