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"Voglio un attestato di lungimiranza". Verdone mattatore a Bobbio

“Pretendo un attestato di lungimiranza”.  Verdone mattatore a Bobbio
La dirompente simpatia di Carlo Verdone ha fatto irruzione nella quinta giornata del Bobbio Film Festival, la creatura di Marco Bellocchio inaugurata sabato scorso e che si concluderà sabato 7 agosto.
Fra battute, aneddoti e ricordi l’istrionico attore romano, con una carriera ultra trentennale alle spalle, ha presentato la sua ultima fatica: Io, Lara e gli altri.  Un lavoro diverso dagli altri, più maturo che affronta temi più impegnati anche se con la stessa ironia e leggerezza di un artista che è riuscito a diventare uno dei più importanti punti di riferimento del cinema comico-popolare contemporaneo.  E proprio il film, che narra la storia di un missionario in crisi mistica, ha offerto numerosi spunti durante l’affollata conferenza stampa.  Dal rapporto con la fede (“Sono un cattolico con 1000 dubbi, ma la fede si perde e poi si riconquista”), alle geniali intuizioni di cui sono costellati i suoi film, degli anni ‘90 soprattutto, sul decadimento culturale e l’involgarimento dei costumi in Italia (“Quando decisi di inscenare il matrimonio, in “Vacanze di nozze”, con tutti quelli squilli del cellulare durante la cerimonia, mi dissero che era un’esagerazione, che non restituiva la realtà, guardatevi ora adesso intorno quando prendete il treno o siete in pizzeria”).   Per non parlare dei suoi affreschi sul mondo politico corrotto (quello dell’On. Valenzani in “Compagni di scuola”) e del dilagare dell’uso di cocaina nel mondo fatato dello spettacolo (con “C’era un cinese in coma”).  “Per questi tipi di “visioni” cinematografiche, quelle che mi hanno permesso di disegnare anche il personaggio di Ivano, pretendo un attestato di acume, perché riflette molto la realtà attuale del paese”.
Il film “Io, Lara e gli altri” che ha incassato oltre 16 milioni di euro, con tre milioni e mezzo di spettatori risultando così la pellicola italiana più vista del 2010, è stato proiettato poi in serata presso il Chiostro di San Colombano di Bobbio.  Domani ospite della serata bobbiense sarà Daniele Segre che presenterà la sua ultima opera “Morire di lavoro”.

Al dotto “Bobbio Film Festival” protagonista il cinema popolare di Verdone
Presenza insolita quella di Carlo Verdone al Film Festival di Bobbio.  Un festival, che a parte qualche eccezione, punta su registi emergenti, sofisticati, di nicchia, che hanno avuto poco spazio nelle sale italiane.   E non su mostri consacrati del cinema popolare italiano.  Perché questo è quello che Verdone rappresenta, insignito com’e’ stato dallo stesso Alberto Sordi ad incarnare lo spirito della commedia all’italiana, suo degno erede nella rappresentazione del compatriota medio, cialtrone, pusillanime, ma irresistibile canaglia e con un gran cuore.  Eredità pesante, che però Carlo Verdone nei suoi 31 anni di carriera ha sempre involontariamente onorato: dalle giocose introspezioni sul nostro malessere interiore fino alle rappresentazioni di una vita pubblica e una classe politica da tardo Impero.
Entra dimesso, Verdone, umile, come i suoi personaggi.  Saluta tutti con timidezza, quel riserbo che solo i grandi possono permettersi nel proteggere quanto di privato è rimasto loro da serbare, davanti a un pubblico bobbiense adorante e in coda sin dalle 20,30 davanti al Chiostro di San Colombano per la seconda visione di “Io, Lara e gli altri”, quinto film proposto dalla rassegna di Bellocchio.  Un film ben confezionato prodotto dalla Warner che, confessa il regista, “è nato per sostituire un altro progetto irrealizzabile nei tempi definiti.  Un ripiego che è venuto ottimamente e che sta ancora vendendo all’estero”, dopo essere stato il film italiano più visto nell’ultimo anno con oltre 16 milioni di euro di incasso. 
Verdone a Bobbio è quindi anche e soprattutto l’incontro di vari cinema all’interno del colto contenitore voluto dall’elegante Marco Bellocchio.  E’ il cinema popolare che irrompe, la frizzante tradizione della commedia all’italiana apparentemente di facile visione ma infarcita di realismo e riferimenti sociali e di un engagement ironico, leggero ma mai banale.  E’ quello rappresentato dalle mille maschere che ricalcano mille espressioni della nostra Penisola, tutte in un solo viso, quello rotondo e affabile del regista di Roma:” Vorrei solo vantarmi di una cosa, di essere stato chiaroveggente nelle mie rappresentazioni dell’Italia di oggi; i miei personaggi sono frutto di uno studio che raffino osservando la società, i suoi cambiamenti: Ivano, l’On. Valenzani – personaggio di Fabrizio Ghini in “Compagni di Scuola”- , er Patata, Gallo Cedrone sono frutto di uno studio”.  Ed è questo il punto forte e il limite di Verdone: trasporre sullo schermo gli italici vizi come faceva Sordi, ma non combatterli a sufficienza, contribuendo ad una sorta di emulazione e compiacimento sul meschino carattere nazionale da lui descritto.  Forse è un po’ la stessa critica che si muoveva al grande Alberto: rappresentare i vizi non per demolirli ma per alimentarli benevolmente.
“Sin dal 1995 raccontai il fenomeno dell’involgarimento della società, della politica, della cultura, anticipai certi costumi come lo schiavismo da cellulare: bisogna avere il coraggio di raffigurare certi modelli ma non rischiare di renderli esempi di vita, insomma le ragazze di Ostia fanno ridere, ma un attimo”.  Dice il regista riferendosi al tormentone estivo sul vernacolo romanesco di due ragazze molto “verdoniane” di Ostia intervistate dalla T.V., che spopola ora sul web.  Ma è sulla Chiesa che Carlo Verdone sorprende tutti: non che fosse mai stato un mangia-preti ma nel suo ultimo lavoro (la storia di un sacerdote in crisi religiosa) gli indizi su un suo feeling con il Vaticano sono evidenti, come lo sono stati gli attestati di stima da parte della Chiesa all’indomani dell’uscita del film nelle sale italiane.  Un (riav)vicina mento nonostante tutti gli scandali che hanno messo sotto accusa la credibilità della Chiesa romana: “Secondo me c’e’ stato un attacco mediatico nei confronti della Chiesa cattolica, credo sia dovuto a una reazione di certi ambienti nei confronti di una visione troppo dogmatica del clero: credo che qualcuno si sia voluto togliere qualche sasso dalla scarpa”.  Un Verdone molto ferrato sulle questioni religiose tanto da riuscire a formulare certe sottigliezze comparative sugli ultimi papati: “Mi sembra che il papato di Ratzinger avanzi una fede meno comprensibile di quella che proponeva Giovanni Paolo II, un uomo vicino al popolo quanto Ratzinger lo è nei confronti delle università e delle accademie”.  Diretto rinvio alle accuse di eccessivo teologismo dell’attuale Pontefice.   Una strizzatina d’occhio alla Chiesa, più o meno volontaria, ha reso Verdone forse più saggio ma non meno ribelle: “Ho sempre sognato di fare il chitarrista, sono un musicista frustrato.  Sono stato l’unico regista a dedicare un film a Jimi Hendrix ( -Maledetto il giorno che ti ho incontrato- )”.  Ma soprattutto l’ha aiutato a fare una serie di bilanci, come se dovesse ridimensionare in positivo il suo cinema, non certo molto coraggioso ma sicuramente efficace a livello di commedia.  E allora vai con l’elogio di film demoliti dalla critica e con uno scarso seguito di pubblico come “Gallo Cedrone” (“L’immagine del mitomane che ne viene fuori è molto calzante per i nostri tempi”), oppure con “Sono pazzo di Iris Blond” (“Un inno alla mia passione per la musica”).  L’impressione è che il ruolo di giullare di un umorismo popolare, a metà strada fra i film da risolini dei Vanzina e il cinema impegnato e “popolare” di Pasolini, stia stretto a Verdone.  Un limbo però che ha portato il regista ha operare diversi tentativi di maturazione, di cui “Io, Lara e loro” è l’esempio più convincente ma che lascia tuttavia lo spettatore un po’ sbigottito davanti a un contenuto e un finale sempre troppo mellifluo, decisamente povero a livello di impegno reale nell’accompagnare dei temi che non possono esaurirsi con “Famolo strano”, un’altra volta.

 

 
Voci correlate:
  • Bobbio
  • Carlo Verdone
  • Commenti:



    ci sarebbe stata bene una video intervista...
    amilcare stoppini
    29/07/2010  21.58

    complimenti per l'articolo
    Complimenti per l'articolo che, nella sua sintesi, ha spiegato tutto ciò che abbiamo vissuto a Bobbio. Gli altri che ho letto erano dei gran copia e incolla, sbucati fuori da internet, presumo. Bravi!
    stefania
    29/07/2010  16.29


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