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Aree militari, le perplessita' di Galvani e Rifondazione

Dopo la presentazione del progetto relativo alle aree militari arrivano le prime reazioni e i primi commenti. Il consigliere comunale Bruno Galvani (Gruppo Misto) esprime la sua perplessità in riferimento alla tempistica con la quale è stato convocato il Tavolo Militare:

“La convocazione del “Tavolo Militare” relativo alla “futura” destinazione delle aree militari del territorio il 19 luglio - scrive Galvani in una nota -  ultimo giorno di lavori del consiglio comunale che rimarrà inattivo fino ai primi di settembre, dimostra che a Piacenza si fa politica precisamente nello stesso modo di quanto avviene a livello nazionale. Queste azioni “ferragostane” dimostrano che ormai i consigli comunali, come il parlamento, non contano più nulla.

E che dire poi - continua Galvani -  della tanto evocata partecipazione che viene sempre richiesta a posteriori quando tutto è ormai deciso o comunque incanalato su una strada già stabilita? Lo si è fatto per la riqualificazione di piazza Sant’Antonino e lo si sta facendo per una cosa fondamentale per le future generazioni dei piacentini come di fatto risulta essere la destinazione di ben 740mila metri quadrati. E il famigerato masterplan realizzato dal Politecnico e pagato con i soldi pubblici non avrebbe dovuto essere presentato prima ai rappresentanti dei cittadini e i cittadini stessi e poi essere materiale di confronto con i rappresentanti della Difesa? Capisco che il protocollo d’intesa che si sta costruendo è frutto di un’intesa bipartisan fra tutte le forze politiche e del mondo economico ma questa accelerazione secondo me dimostra che veramente la nostra Repubblica (e la nostra città) è fondata sul cemento e non certo sulla partecipazione vera. Alla faccia delle undicimila firme raccolte per destinare l’ex pertite tutta a parco. Così facendo state certi che le prossime elezioni le perdiamo sicuramente”.
 

Perplessità esprime anche Rifondazione Comunista, attraverso le parole del segretario provinciale Roberto Montanari e di quello cittadino Elena Anelli : "Desta perplessità - scrivono -  l’accelerazione sulle aree militari sia per la mancanza di un approfondimento
politico nella maggioranza di governo della città, sia per l’esiguità di elementi che l’amministrazione militare porta circa il nuovo stabilimento dell’arsenale e la nuova collocazione.

Significativo è, da questo punto di vista, che non tutte le organizzazioni e strutture sindacali vedano chiaro nei progetti del ministero della Difesa. Non è per nulla trasparente il piano industriale che dovrebbe garantire mantenimento e rilancio del polo produttivo se non si definiscono strategicamente ruolo dell’impianto piacentino e tipo di professionalità necessarie. Prevedere un rafforzamento delle figure tecniche ci dice che si investe sul futuro, non prevedere riqualificazioni preannuncia invece un lento declino.

Per tali ragioni occorre preventivamente chiarire tali aspetti per capire se il costo del nuovo impianto, valutato in 100 milioni di euro, sia congruo oppure no ed in qualsiasi caso tali valutazioni devono essere assolutamente trasparenti e accessibili all’intera comunità cittadina. Non convince poi la logica di prevedere nuova residenza o spazi commerciali unicamente per “fare cassa”, siamo consapevoli della necessità di addivenire a compromessi per rendere economicamente sostenibile l’intera operazione, ma l’impatto urbanistico che ne discende deve porre al primo posto l’effettiva esigenza sociale della pianificazione e il principio del non ulteriore consumo di territorio".

"Da questo punto di vista - concludono - l’amministrazione comunale nella trattativa coi militari deve essere consapevole dei rapporti di forza a proprio favore essendo l’ente che decide quale classificazione dare alle aree. Riteniamo sbagliato, infine, non aver consentito agli esponenti del comitato per la Pertite e ai rappresentanti delle RSU e dei sindacati di base dell’arsenale di partecipare all’incontro in cui veniva illustrata l’ipotesi di intesa col ministero della Difesa. Una pratica partecipativa ampia e dal basso deve divenire il tratto distintivo di un intervento che trasformerà in profondità Piacenza".
 

 

 
Voci correlate:
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