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Il discorso ufficiale di Trespidi

Il discorso ufficiale pronunciato dal presidente della Provincia Massimo Trespidi.

Cittadini, signori sindaci, autorità militari, rappresentanti delle associazioni partigiane, combattentistiche e d'arma

oggi ricordiamo un grande momento della nostra storia e tutti noi vogliamo festeggiare le recuperate libertà democratiche.

Ricordando quegli anni possiamo discutere, confrontarci se si trattò o meno di guerra civile, ma non possiamo negare che  le fondamenta della nuova Italia sono state scavate e consolidate anche in quei giorni drammatici.

Ed è  per questo che ogni anno siamo chiamati a fare memoria, a non dimenticare.

Giovanni Paolo II, il Papa venuto dall'Est Europa, che aveva conosciuto la violenza del Nazismo e poi del comunismo, incontrando nel 1988 alcuni superstiti del lager di Mauthausen, diceva: "Uomini di ieri e di oggi... diteci, abbiamo forse noi dimenticato con troppa fretta il vostro inferno?".

Si avverte questo rischio nelle nuove generazioni, che i sociologi definiscono “prive di memoria storica”,  In verità, come ricordava già Benedetto Croce  e come insegna la millenaria tradizione dei nostri popoli, non è possibile costruire il futuro se non mantenendo viva, nella coscienza comunitaria, la memoria del passato che ha dato origine all’attuale presente.

Siamo chiamati a fare memoria e dare testimonianza viva di una delle più tragiche pagine di storia:

anni in cui il mondo dovette assistere a crimini orribili.

Dobbiamo ricordare che la nostra libertà è nata dal sacrificio umano di tanti partigiani, di tanti  ufficiali, soldati, semplici cittadini accomunati da un unico obiettivo: ridare dignità, libertà e democrazia all'Italia.

La Resistenza ha dovuto pagare un tributo di sangue altissimo offerto anche da molte donne: madri, mogli, sorelle e figlie. Il ricordo è il doveroso rispetto umano per gli italiani che morirono e per quelli che combatterono.

Questa fu la catastrofe della nostra Patria, di gran lunga la più devastante e dolorosa della sua storia.

Ma da tale rovina nacque anche la volontà di riscatto della  nazione.

Il coraggio, la forza, la volontà di riscatto di uomini e donne di diversa formazione culturale ed ideologica, rese possibile il ripristino della democrazia. La loro determinazione ci ha regalato una nazione nuova; ha permesso alle generazioni successive di vivere nella pace e nel progresso, ha riunificato l' Italia e gettato le basi per lo sviluppo della convivenza civile rappresentata dai valori fondamentali iscritti nella Costituzione, fino a giungere all'affermazione dell'idea di un Europa unita. Per tutto questo possiamo dire che il 25 aprile è l’evento fondante il nostro vivere civile, quello che fa di noi un popolo indipendente e libero, è la festa del nostro popolo italiano.

E' da questa memoria che deve nascere l' impegno di tutti, a non abbassare mai la guardia verso ogni forma di oppressione, di barbarie, di distruzione umana che purtroppo ancora oggi affliggono questa nostra umanità.

La testimonianza  deve ribadire il netto rifiuto verso tutto ciò che è sopraffazione, verso tutto ciò che è contro la dignità umana. Il dovere di tutti, in primo luogo delle istituzioni, è quello di favorire la soluzione negoziata dei conflitti, di promuovere la distensione tra popoli e tra le nazioni, anche attraverso lo sviluppo economico e sociale e la civile convivenza.
 
Sempre di più oggi viviamo e pensiamo come se il passato non esistesse e non dovessimo preoccuparci del futuro, ma se questo modo di pensare e di agire non ci soddisfa, non porta ai risultati che ci attendiamo, allora occorre recuperare la nostra storia, tornare a quegli anni, per comprendere e riflettere su quali basi fu scritta la nostra Costituzione alla quale ancora oggi noi dobbiamo guardare per seguire la rotta, perchè le sfide politiche e sociali di questi anni non ci trovino impreparati. Dobbiamo guardare agli uomini e alle donne di allora che, travolti dalla sconfitta e dall'umiliazione nazionale, penavano a darsi ragione degli avvenimenti  ma   dovevano  recuperare un ideale e una speranza.

Dopo la Liberazione, seppure nelle grandi differenze, nelle opposte convinzioni filosofiche, politiche e religiose seppero dialogare attorno al tema grande e inedito di quale Italia costruire sulle ceneri della disfatta. Cattolici, laici, liberali socialcomunisti e altri seppero confrontarsi con entusiasmo sui caratteri, i fondamenti, i fini di una nuova comunità nazionale.

E’ questo spirito, questa idealità che mi piace far risaltare, augurando che le giovani generazioni possano trarre da questa pagina di storia insegnamenti utili per costruire per l’Italia un futuro di giustizia e di pace, in un clima di vera libertà e di dialogo costruttivo.

C’è un secondo aspetto per il quale siamo qui oggi. Noi oggi siamo qui per celebrare un doveroso atto di riconciliazione umana. Ai caduti vanno sempre resi gli onori, da qualunque parte essi si siano schierati. I morti vanno onorati tutti con umana e rasserenante pietà.

Ma la pietà  non ci impedisce di ricordare la diversità delle scelte per cui essi combatterono e morirono e di ripetere che fascismo e nazismo furono ideologie negatrici della dignità dell’uomo, sistemi e regimi distruttivi delle radici cristiane, umane della civiltà europea, esperienze atroci per i popoli europei, per quello tedesco e italiano in particolare. Ci furono coloro che combatterono e morirono per la libertà e la democrazia e che coloro che combatterono e morirono per ripristinare una dittatura.

Noi sappiamo, e siamo qui oggi a testimoniarlo, che solo nella libertà e nella democrazia ci può essere vera riconciliazione nazionale. Le dittature non conoscono riconciliazione, ma solo umiliazione ed eliminazione dei vinti.

Grazie al sacrificio di quanti morirono per la libertà, tutti noi da più di sessantacinque anni viviamo e operiamo in pace e in democrazia.

Vivere e operare democraticamente significa impegnarsi ogni giorno in un confronto nel quale l'avversario non è considerato un nemico, ma una persona con il suo inalienabile diritto di liberamente dissentire e di liberamente competere, cercando il consenso attorno alle proprie idee e ai propri programmi.

Il confronto, infatti, evita spaccature incolmabili, incomunicabilità astiose, irrigidimenti di parte e favorisce un confronto sempre più esigente, più alto, più impegnativo, e ci rende consapevoli che le differenze politiche sono legittime e si dipartono da quell’unica fonte di sacrificio e di dolore, di libertà e di democrazia che scaturisce dalla Resistenza.

Se oggi desideriamo libertà, democrazia, giustizia, solidarietà, rispetto, tolleranza e pace è alle radici della Resistenza il luogo a cui dobbiamo sempre tornare, là dove democrazia, libertà, giustizia e pace furono guadagnate dolorosamente, nel buio delle prigioni, nell'orrore delle esecuzioni, nell’annientamento dei lager.

La Resistenza, è bene ricordarlo, conobbe già al suo sorgere, al proprio interno, profonde differenze politiche e sociali che, a lotta conclusa, arricchirono e resero più saldi i principi della nostra Carta

costituzionale. Non dobbiamo mai dimenticare che la Resistenza fu un movimento plurale, a più voci e all'indomani della Liberazione uomini diversi per ideologia, fede religiosa e politica si assunsero insieme  il difficilissimo compito di traghettare sulle rive della democrazia e della libertà un Paese in cui erano ancora bene evidenti le ferite della guerra. Uomini che seppero accantonare le differenze, anche le più profonde, per combattere insieme: Cattolici, socialcomunisti, liberali, azionisti e monarchici, di fronte a un dramma comune, scrissero, ciascuno per la loro parte, una grande pagina della nostra storia. Una pagina sulla quale si fonda la nostra Costituzione, sulla quale si fonda la nostra libertà.  Non fu sempre facile l'accordo tra le componenti politiche coinvolte Ma resta il fatto che si fecero anche carico di una scelta coraggiosa: quella di rinunciare alle rispettive rigidità ideologiche per produrre una tavola di valori condivisi, la Costituzione della Repubblica, che è stata un progetto di vita pensato per accompagnare la lunga fase della ricostruzione.

Ed è  stata, se ci pensiamo bene, una grande lezione quella dei nostri padri costituenti, che in quella carta non hanno praticato logiche spartitorie o di compromesso basso, ma hanno trovato formule capaci di rappresentare un denominatore comune agli orientamenti ideali e politici.

Per dirla con le parole di un illustre costituzionalista, la Repubblica italiana fu un “patto fra uomini liberi e forti”  e la Costituzione divenne la più nobile ed alta espressione dei valori democratici.

Per questo, pur nel rispetto della dialettica politica e sociale, si pone ora all’orizzonte della classe politica italiana, sia essa al governo o all’opposizione, l’urgenza di lavorare  per il bene di questo Paese, mettendo da parte le ostilità.

Questa la sfida che abbiamo davanti: dare applicazione ai valori più alti della nostra Carta Costituzionale attraverso una politica lungimirante, onesta, costruttiva e capace di tornare a parlare al cuore ed alla mente dei nostri concittadini.

Il 25 Aprile 1945 ci ha consegnato un paese libero, unito, e una Carta Costituzionale i cui principi, valori ed indirizzi sono aperti a raccogliere oggi nuove realtà e nuove istanze.

E’ un’eredità che a noi spetta difendere e tutelare, ma anche mettere a frutto perché dispieghi appieno tutte le sue più feconde risorse.

Abbiamo di fronte sfide impegnative, che richiedono responsabilità ed equilibrio per essere affrontate.

La Liberazione, dunque, non è solo il ricordo di un giorno di passioni, di lotte e di scelte nette. In quel giorno iniziò un cammino. Cominciò  una storia nuova per tutto il popolo italiano. La Liberazione è dunque un percorso di nuova responsabilità che prosegue ogni giorno, ogni anno.

Un impegno che deve coinvolgere tutti, in una continua e incessante ricerca di unità e di coesione, per il bene di una Nazione che ha saputo uscire a testa alta dalla tragedia della seconda guerra mondiale, riconquistando la propria fierezza e il proprio orgoglio, che ha saputo ricostruire dalle macerie un Paese moderno, che ha superato con spirito unitario gli anni bui del terrorismo, che sta oggi affrontando i problemi nuovi posti dalle sfide dell'immigrazione e da una crisi economica globale.
Una Nazione che saprà trovare, anche in questa difficile occasione, quel coraggio, quella solidarietà, quella fiducia nel futuro che il 25 aprile lascia come insegnamento a tutti noi.

Scriveva Emily Dickinson“Non conosciamo mai la nostra altezza finché non ci chiamano ad alzarci. E se siamo fedeli alla missione tocca il cielo la nostra statura. L'eroismo che allora recitiamo sarebbe di ogni giorno”

Viva l’Italia viva la Resistenza

Massimo Trespidi

 
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