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Parlamentari in Provincia: "Fronte unico per la montagna"

Comunicato stampa della Provincia di Piacenza

Con un documento unitario e sottoscritto dal presidente della Provincia Massimo Trespidi, dai presidenti delle Comunità montane Appennino Piacentino, Massimo Castelli e Valli Nure e Arda Armando Piazza e dai 15 sindaci dei paesi della montagna si chiede ai parlamentari piacentini Tommaso Foti, Massimo Polledri e Paola De Micheli di sostenere nei confronti del Governo la definizione di una più equa delimitazione dei Comuni da considerare montani, tenendo  conto di una diversa classificazione per altimetria  secondo aree geografiche distinte (Alpi e Appennini), da integrare con la considerazione del dislivello della quota altimetrica e da applicare oltre che alla distribuzione della superficie anche della distribuzione dei residenti, senza tralasciare parametri socio-demografici, come la dinamica della popolazione, l'invecchiamento, il reddito pro-capite che evidenziano le reali condizioni delle aree da considerarsi a deficit di sviluppo.
Nel documento si chiede inoltre di sostenere al Governo azioni per la ricostituzione integrale del Fondo per la Montagna e che nell'ambito dell'attuazione del Federalismo fiscale, siamo riconosciute ai territori montani le perequazioni sancite dalla Costituzione.
La legge finanziaria 2010, infatti dispone la riduzione del 70% dell'ex Fondo Nazionale della Montagna e che il restante 30% sia ripartito tra i comuni, ora definiti unicamente come quelli che hanno almeno il 75%  del proprio territorio al di sopra dei 600 metri sul livello del mare.
“L'applicazione della nuova norma – ha spiegato l'assessore alla Montagna Patrizia Barbieri – ci preoccupa moltissimo perchè significherebbe che all'interno della nostra provincia 9 comuni su 15 perderebbero la caratteristica di “montagna”.
“La nostra montagna – ha proseguito Patrizia Barbieri – è particolarmente penalizzata, il tren demografico registra infatti diminuzioni costanti della popolazione, gli indici di vecchiaia sono altissimi, le possibilità di ricambio demografico molto limitate. Il rischio è di perdere non solo i fondi della montagna, ma anche agevolazioni nazionali, regionali e comunitarie. In questa prospettiva il rischio è che non si possa più mantenere i servizi essenziali, senza i quali si blocca ogni processo di sviluppo”. “Il solo parametro dell'altimetria – sostengono i sindaci – è forviante e non fa emergere le peculiarità socie-economiche della montagna appenninica, che pur trovandosi con altimetrie inferiori, ha un tessuto sociale ed economico fragile e comunque con minori possibilità di sviluppo rispetto buona parte della montagna alpina”.
 

 

 
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