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Libri: l'opera prima di Matteo Nucci. La presentazione al Baciccia

E’ uscito da un paio di settimane per i tipi di Ponte alle Grazie “Sono comuni le cose degli amici”, il romanzo di esordio di Matteo Nucci: classe 1970,  Nucci ha pubblicato saggi su Empedocle e Platone, e ha curato la nuova edizione del Simposio per Einaudi; collabora con il Venerdì di Repubblica. Ieri la presentazione al Caffè letterario Baciccia, condotta dalla giornalista di Libertà Betty Paraboschi.

E’ un libro di viaggio, “Sono comuni le cose degli amici”.
E pure, nessuno si sposta, nessuno si muove: il viaggio è quello che il lettore, accompagnato dall’abile penna dell’autore, fa insieme a Lorenzo il protagonista, un percorso duro e a tratti doloroso alla ricerca di sé, a ridefinire i confini di un’esistenza intera, a dare un senso che ora deve essere inevitabilmente preciso alle parole, ai ricordi, alle amicizie.
Un cammino non previsto, che Lorenzo inizia alla morte del padre, nel mezzo di una torrida estate romana: la scomparsa di Leonardo, figura istrionica e misera insieme, crea uno spazio inaspettato, un profondo vuoto che improvvisamente costringe Lorenzo a fare i conti con sé per poter costruire un’alternativa, per riordinare i tanti tasselli di una vita intera, per capire, semplicemente.

Nessuno si sposta, nessuno si muove: il libro è diviso in tre atti, in ognuno dei quali il racconto si svolge in una geografia circoscritta, limitata scenografia, una sottile impressione di claustrofobia a far capolino.
La casa di campagna dove Lorenzo veglia il padre, con il conforto della fragile sorella e di alcuni amici: un interno borghese magnificamente fotografato, che gira intorno alla figura essenziale, riservata e materna di Irma, la governante che accudisce, conosce, conforta.
Il paesino sulla costa greca, bianco scintillante, dove Lorenzo e Sara immobili naufragano travolti da incomprensioni, infelicità, ossessioni.
Infine l’appartamento romano della madre, corridoi lunghi e bui, mobili antichi, il sole che filtra obliquo dalle tapparelle; e le parole della mamma ormai lontana, la sua rassegnata tristezza, il suo dolore inarrivabile.

E’ preziosa, la scrittura di Nucci.
Magnetica.
Le parole sono precise, chirurgiche, calibrate: non fanno sconti, affondano sicure, scolpiscono più che ricamare.
“Sono comuni le cose degli amici” è scritto con cura, in uno stile che è non solo forma ma inevitabilmente sostanza: tanto i dialoghi sono essenziali e secchi, categorici e magistrali, tanto le descrizioni dei luoghi sono ariose e minuziose, ricche e raffinate, squarci che si aprono in un racconto che non ha orizzonti, né vie di fuga.

E tutti quei “non puoi capire, Lorenzo”, “sono cose che non si possono sapere, Lorenzo”, che segnano la storia e tolgono terra da sotto ai piedi al protagonista, rendono il suo percorso accidentato, tortuoso, impossibile, e aggiungono una intrigante profondità alla narrazione.

E’ abile Nucci nel ricamare una trama che cresce in intensità e si stratifica, conquistando il lettore che si trova a compartecipare allo straniamento di Lorenzo, alla sua ansiosa ricerca di qualche brandello di verità in più, al suo affannato cercare rifugio nelle donne della sua vita, le vere protagoniste del libro, ora appigli fermi, ora inadeguati  nascondigli, ora ancora veicolo di sofferenze.

Ponte alle Grazie concorrerà proprio con “Sono comuni le cose degli amici” al prossimo premio Strega: finita la lettura, non è difficile capire le ragioni di questa scelta.
Un esordio riuscito, un bel libro, un autore promettente.

Matteo Nucci sarà a Piacenza venerdì prossimo 11 dicembre, alle ore 19 presso il caffé letterario Baciccia (via Dionigi Carli), per presentare il suo romanzo.
 

 
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