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Gazzola (Idv): "I sicari della giustizia"

I SICARI DELLA GIUSTIZIA

Se nelle città del sud ci si spara per strada è un problema di criminalità organizzata. Se accadono  fatti delittuosi di minore portata si parla di microcriminalità. Se questi fatti suscitano allarme sociale allora è un problema di sicurezza. Se, invece, ad essere accusati di aver commesso gravi reati sono esponenti politici o uomini di governo il problema è la giustizia. Immediatamente il riflettore si sposta. Da chi commette il reato a chi lo persegue. E’ la giustizia malata, da riformare.
Non vi è dubbio che la giustizia italiana sconta tempi eccessivamente lunghi. Che perfino l’Europa ha ammonito l’Italia ad accelerare i tempi e ne ha spesso sanzionato i ritardi.
Riformare la giustizia significherebbe allora rimuovere quegli ostacoli che ne frenano il corso nell’ottica di offrire un servizio davvero efficiente ai cittadini. Se questa è l’urgenza, come si dice da anni, bisognerebbe intervenire sia sul piano organizzativo che normativo, magari cominciando nel settore penale da quelle norme pelosamente garantiste e dilatorie che rappresentano la vera zavorra del sistema. In concreto, ad esempio: depenalizzare i reati meno gravi, stabilire la sospensione della prescrizione dei reati dopo il rinvio a giudizio, l’esecuzione della pena dopo il secondo grado di giudizio, prevedere filtri per i ricorsi in Cassazione. Ed ancora: aumentare i magistrati richiamandoli in servizio dai distacchi ministeriali e impedendo loro consulenze, arbitrati ed ogni altra attività extra-istituzionale, informatizzare il processo quanto a notifiche, copie, verbalizzazione, razionalizzare le risorse economiche e umane di supporto mediante una seria revisione delle sedi giudiziarie e sopprimendo gli uffici del Giudice di Pace in sedi diverse dai capoluoghi di provincia.
Misure cioè che potrebbero essere rapidamente adottate in un quadro di miglioramento del “servizio giustizia”. Invece, no.
La discussione sulla riforma della giustizia non tiene in alcun conto le esigenze dei cittadini ma unicamente l’interesse di “alcuni” cittadini, di “uno”, in particolare. Ormai da anni.
A parole si sostiene di voler riformare la giustizia in concreto si propongono modifiche per evitare i processi del premier. Lo si afferma ormai spudoratamente in modo esplicito, per individuare meccanismi in grado di renderlo immune rispetto alla legge, impunibile. Fa niente se il prezzo da pagare è lo stravolgimento del sistema, se significa mandare a monte centinaia di migliaia di processi per reati gravi, se il risultato certo sarà quello di far uscire di galera migliaia di delinquenti e salvarne altrettanti in virtù di una sorta di prescrizione o di amnistia camuffata, con buona pace dei diritti e delle pretese risarcitorie delle persone offese e della tanto invocata - a parole - certezza della pena.
Si, perché la lentezza dei processi danneggia le persone oneste, sia le persone offese che gli imputati innocenti in attesa di giustizia, non gli imputati colpevoli che sperano semmai nella prescrizione. Saranno però solo questi ultimi ad avere un beneficio dal disegno di legge sul processo breve.
Proposta che l’ANM ha definito una “sostanziale depenalizzazione di fatti di rilevante e oggettiva gravità" riguardando reati destinati ad andare in prescrizione, per  i quali è difficile immaginare la conclusione dei tre gradi entro due anni ciascuno,  in processi destinati dunque a non essere celebrati nei tempi previsti e a finire nel nulla, e a finirvi certamente quelli che riguardassero politici e colletti bianchi.
Niente di nuovo. Per l’ennesima volta Berlusconi deve essere protetto dai processi perché la sua condanna metterebbe a rischio l’intero gruppo di potere della destra. Berlusconi, Fini e Bossi si sorreggono vicendevolmente, se cade uno cadono tutti. E’ il collante del potere a tenerli uniti e non c’è divergenza, piccola o grande, che non sia superabile, essendo quel potere il fine che giustifica ogni nefandezza.
E’ molto triste vedere un premier che, sia pure sommerso dalla vergogna, alla fine si salverà, confermando però di fatto la propria colpevolezza non essendo stato in grado, al contrario, di far valere la propria innocenza nelle aule di Tribunale. E’ triste vedere come questo Paese, che ha uno straordinario bisogno di radicare la cultura della legalità per sopravvivere, debba  assistere alla discussione su provvedimenti di impunità a favore di chi massacra lo Stato e le sue Istituzioni. Mentre all’estero i governi lavorano alacremente per tentare di arginare gli effetti di una crisi tuttora dirompente, in Italia, dove la crisi si dice non essere mai esistita o comunque essere stata superata, i partiti di governo passano tutto il tempo a destreggiarsi per distruggere lo stato di diritto di tutti per l’impunità di uno solo.
Le aziende chiudono, ci sono persone che lavorano e non percepiscono il salario, altri vengono licenziati o non hanno diritto nemmeno alla cassa integrazione. Chi dovrebbe preoccuparsi e occuparsi di loro e degli interessi del Paese si preoccupa di salvare il presidente del consiglio per salvare se stessi. Una maggioranza di fannulloni – come direbbe Brunetta – che lavora solo 8 ore a settimana ma si sbatte nottetempo per imbastire leggi su misura del padrone. Per Berlusconi lavorano di notte, per gli italiani nemmeno di giorno. I cittadini per loro non contano nulla. Chi aspetta giustizia, continui ad aspettare.

Luigi Gazzola
Italia dei Valori
 

 
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