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Pd: "Referendum, votare sì"

Comunicato stampa del Pd di Piacenza:

L’Unione provinciale del Partito Democratico di Piacenza, pur non essendo tra i promotori del Referendum di domenica 21 e lunedì 22 giugno, invita i cittadini ad esprimersi in favore del “sì” in tutti e tre i quesiti oggetto della consultazione. Attraverso il “sì” al Referendum, tutti noi possiamo avviare un percorso di messa in discussione dell’attuale legge elettorale, definita “una porcata” proprio dagli stessi che l’hanno scritta.

Il 1° e il 2° quesito riguardano l’attribuzione del premio di maggioranza alla lista più votata e l’innalzamento della soglia di sbarramento alla Camera e al Senato. Come PD abbiamo contribuito nei fatti ad una fondamentale semplificazione politica in Italia e intendiamo continuare su questa strada. Prendiamo invece atto dello scarso coraggio del PDL che inizialmente si è speso per promuovere questo Referendum ma poi, in assoluta balia della Lega, ha arretrato sulle proprie posizioni prima spostando la data prevista per la consultazione (con conseguente sperpero di denaro pubblico) e poi si è totalmente disimpegnato della questione. Una posizione di debolezza che si somma all’incoerenza dell’Italia dei Valori, forza politica che si è fatta direttamente promotrice della raccolta firme per il Referendum salvo poi contraddirsi e virare, ad un mese dall’appuntamento, verso il “no”. Incoerenze e contraddizioni che danno il segno di un’evidente confusione circa la direzione a cui tendere e che, in buona sostanza, non fanno altro che indebolire il quadro politico nel suo complesso.

Un Referendum non certo risolutivo ma che, come si diceva, mira a mettere in dubbio l’efficacia dell’attuale legge elettorale. Perché le regole elettorali sono quelle che aumentano o diminuiscono il potere che i cittadini hanno sulla politica, sul Parlamento e su chi ci governa. Le regole elettorali sono lo strumento fondamentale della democrazia e, se queste non funzionano, non può funzionare nel migliore dei modi nemmeno la democrazia stessa. Alcuni esempi? Mentre la destra ha fatto una legge che toglie ai cittadini il potere di scegliere i parlamentari, noi riteniamo che agli italiani debba essere restituito il potere di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento.

La destra - al pari di quei partiti fortemente personalistici - sceglie di avvalersi di candidature multiple che mirano solamente al consenso, “fanno immagine, clamore e son buone per tutte le occasioni”; peccato che poi i candidati siano costretti a rinunciare all’esercizio del mandato per cui vengono eletti. Al contrario, il PD è per l’osservanza degli impegni presi con gli elettori e crede fermamente nel rispetto, da parte dei candidati, del mandato a cui sono chiamati al momento della loro elezione. E proprio quest’ultimo aspetto può essere risolto attraverso il “sì” al 3° quesito referendario che riguarda l’abrogazione delle candidature multiple e che, di conseguenza, può influire nella scelta di una classe politica. Ci sembra un lampante esempio di come questo Referendum possa essere positivo per avviare un percorso di correzione delle nostre regole elettorali.

I Giovani Democratici dell’Emilia Romagna sostengono il SÌ ai tre quesiti del Referendum Elettorale al voto domenica 21 e lunedì 22 giugno.

“Siamo convinti ] spiega Riccardo Ricci Petitoni, Segretario regionale dei GD emiliano]romagnoli ] che il sostegno
al referendum sia doveroso: l’attuale legge elettorale è un vero e proprio pastrocchio, tanto che fu proprio il suo
creatore, il leghista Calderoli, a definirla, all’indomani della sua approvazione, una vera e propria porcata. Da qui
l’azzeccatissimo soprannome di Porcellum. Una legge elettorale rappresentativa ed adeguata non si fa certo
tramite referendum, tuttavia pensiamo che, di fronte ad un Governo che non ha orecchie per le istanze
democratiche, la vittoria del sì metterebbe in seria difficoltà Berlusconi e spronerebbe l’Esecutivo a sedersi
finalmente ad un tavolo per una riforma elettorale più giusta e condivisa. Questo è il nostro obiettivo, che
crediamo reale se i cittadini si recheranno alle urne decidendo con il proprio voto di dare uno schiaffo
all’autoritarismo ed all’incoerenza del premier. Decidere di stare a casa significherebbe soltanto fargli un altro
favore.”
“Riteniamo inoltre politicamente inaccettabile ] prosegue Ricci Petitoni ] propendere per l’astensione: il voto è un
dovere civico, tanto più se riguarda lo strumento del referendum che, sebbene spesso abusato, rimane uno
straordinario sistema di democrazia diretta. La vittoria del SÌ non significa consegnare il Paese alle Destre, né
rendere l’Italia meno democratica: se così fosse, non capiremmo come mai Berlusconi si sia rimangiato la parola
ed ora suggerisca sottilmente ai suoi elettori di non andare a votare. Evidentemente vede messa in discussione il
suo potere e la sua leadership, e su questo dobbiamo puntare.”
I primi due quesiti riguardano l’abrogazione della possibilità di collegamento tra liste e l'attribuzione di un premio
di maggioranza non più alla coalizione di liste ma al partito più votato, sia per la Camera (scheda viola) che per il
Senato (scheda beige). Il terzo quesito, scheda verde, riguarda invece la possibilità, per una persona, di candidarsi
in più circoscrizioni elettorali: “Questo ultimo quesito è tra l’altro particolarmente importante ] precisa il
Segretario dei GD – perché se vince il SÌ non sarà più possibile truffare gli elettori, candidandosi
contemporaneamente in più aree per acchiappar voti e poi rinunciando in favore di chi invece non ha ricevuto il
favore dei cittadini. Pratica tra l’altra ampiamente usata dal PDL anche alle ultime Elezioni Europee”.
“Come Giovani Democratici e come PD siamo per una legge che rispetti il voto popolare, senza se e senza ma, e
non capiamo l’atteggiamento di molti partiti che, pur sostenendo lo stesso, invitano al non voto solo per
salvaguardare le proprie situazioni particolari, senza uno sguardo al bene generale”.

 

 
Voci correlate:
  • Pd
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